NO COMMENT!!!

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LA GELTRUDE
00Saturday, September 15, 2007 4:17 PM
Nell' attesa dell'inizio della Santa Messa Pontificale tenuta a Loreto il 14 settembre, ci si avvicina un tizio "discreto", con tanto di penna e taccuino... Era un giornalista del quotidiano Comunista LIBERAZIONE... ecco cosa riporta: [SM=g8180]



Mistero, sacralità, sacrificio. In mezzo a ondate soffocanti di incenso non c'è nulla che respiri di una fede gioiosa. La processione dei chierici accompagna il porporato

Loreto, il passato resuscita. Cavalieri e dame a seguire la messa in latino del cardinal Castrillon

Fulvio Fania
Loreto nostro inviato
Eccoli. Ma saranno loro? Sono già in preghiera prima dell'orario? No, ci sbagliamo. La folla che sta recitando la Via Crucis sul sagrato della basilica non c'entra nulla con la messa tridentina, non sanno neppure che cosa sia il Motu proprio di Ratzinger che l'ha riportata libera sugli altari. Per il solenne tonfo nel passato bisogna invece scendere più in basso, nella cripta. E' qui che si celebra il grande ritorno della messa in latino nel rito antico di Pio V, lo stesso papa che festeggiò la vittoria sui turchi a Lepanto, anche se formalmente il decreto papale riesuma l'ultima edizione del messale che risale al 1962.
Il vescovo Danzi non partecipa, «per impegni personali». Padre Marzio Calletti, rettore del santuario mariano più importante d'Italia, saluta amorevolmente i convenuti, però non ha voluto concedere la basilica per non dover spostare le celebrazioni ordinarie. «Ciò che è importante al di là del rito - esordisce - è la lode a Dio». Eppure questa non è un'occasione qualsiasi, è una messa pontificale celebrata, nel giorno in cui entra in vigore il decreto del papa, da un principe di Santa Romana Chiesa, il cardinale Dario Castrillon Hojos, presidente della commissione vaticana Ecclesia Dei preposta a far pace con i tradizionalisti lefebvriani, nonché vero sponsor della vecchia liturgia.
Pesano al collo di una dama e di un cavaliere della Confraternita dei Crocesegnati due fardelli in ferro con l'immagine sacra, sul petto coperto da una veste bianca. In prima fila spiccano cinque cavalieri di Malta eleganti e fieri. «Siamo stati invitati», come ci spiega il nobile Ludovico Valentino di Civitanova, il quale si dice «molto favorevole» a questo provvedimento che consente a «chi è in grado di comprendere» di «entrare meglio nel mistero».
I nostalgici si sono dati appuntamento qui, a Loreto, nello stesso posto dove il Papa ha incontrato i giovani all'inizio del mese i gruppi di lefebvriani non scismatici, quelli che pur essendo della stessa pasta dei seguaci di monsignor Lefebvre, non hanno mai rotto con Roma. Adesso escono allo scoperto, chiamati dalla federazione "Una voce" con sedi in trenta paesi, un migliaio di organizzati in Italia, strutture storiche in Veneto e a Torino. Un variegato mondo di sigle della destra ecclesiale. Pretini giovani e imberbi si genuflettono ossequiosi ai piedi del cardinale celebrante. Sono usciti dalla scuola dell'Istituto Cristo Signore di Firenze oppure appartengono alla Fraternità San Pietro, vestale del rito antico. Tra i fedeli molte donne sono a capo scoperto, altre indossano la veletta nera come usavano le nonne. [SM=g8180] Beh sì, il concilio Vaticano II, bisogna accettarlo, ammettono le due giovani di Gubbio, ma solo perché si deve «ubbidire al magistero». Però - obietta Luigi di 35 anni - «il concilio è stato sopravvalutato, non era dogmatico ma pastorale». Intanto, prudenti, i passatisti intascano il ritorno della «sacralità» che si era perduta negli «abusi» delle messe «scempio». [SM=g8180]
Mistero, sacralità, sacrificio. In mezzo a ondate soffocanti di incenso non c'è nulla che respiri di una fede gioiosa, di una religione aperta all'uomo. La processione dei chierici accompagna il porporato celebrante che siede avvolto da vesti sontuose sulla cattedra a sinistra dell'altare. I paramenti e le berrette da parroco manzoniano sembrano usciti da armadi intrisi di canfora. Più che al Cristo i chierici sembrano rivolti all'adorazione del celebrante in persona Christi. Un piccolo monsignore affianca Castrillon assiso su uno sgabello a disegnare un'immobile forma di trapezio per l'intera cerimonia. Il cardinale pronuncia un'omelia di mezz'ora, in italiano, unica eccezione tra preghiere e canti gregoriani. Tutto ruota attorno al mistero dell'eucaristia, della presenza di Cristo morte e resurrezione nell'ostia che tutti i fedeli ricevono in bocca rigorosamente genuflessi. «I più brillanti teologi - sottolinea Castrillon - non potranno spiegare questo mistero» che i semplici invece crederanno con fede. Nelle parole del cardinale il papa è sempre Vicario di Cristo in terra e la Chiesa è corpo di Cristo e «trionfante». Ma è la Madonna a «benedire» il ritorno al latino, per Castrillon. «Per lei non è una novità», quante volte l'ha ascoltato nei secoli, quel rituale che merita «debito onore per l'antico e venerabile uso». Nessuno si sottragga alla decisione di Ratzinger. «Tutti i vescovi - sottolinea il porporato - saranno felici di offrire ai propri fedeli la ricchezza di questo rito» riconsegnato alla Chiesa dal «benefattore» Benedetto XVI. Il culto deve essere «degno della maestà divina», chiosa Castrillon e quindi grazie ai militanti di "Una voce" che hanno «lavorato e sofferto» per giungere a questo traguardo senza fratture.
Gli ortodossi plaudono. Un vescovo della chiesa di Russia è venuto a ribadire l'entusiasmo del patriarca Alessio II per questa decisione papale che riporta alla tradizione. E perfino l'ambasciatore russo ha inviato una rappresentante, seduta accanto all'ammiraglio e al generale dei carabinieri. Piccolo popolo di nostalgici, ma capaci anche di usare internet saltellando tra i vari siti tradizionalisti. E ora cosa succederà nella Chiesa? Che effetto produrrà questo ritorno? «Dio solo lo sa» ci rispondono, ma si capisce che sperano di sotterrare le innovazioni conciliari. Qui tutti hanno un amico tra i lefebvriani doc, quelli che vorrebbero cancellare completamente il Vaticano II.
Qualcuno però è arrivato qui solo per curiosità, Chi non aveva mai sentito una messa in latino, come la diciottenne Maria Valeria, subito reclutata per raccogliere le offerte, e chi invece la ricorda dai tempi del collegio, come Enrico di Osimo. Il passato avanza tra nuovi effluvi di incenso.


15/09/2007







[SM=g8143] ...I GIORNALISTI!!! ...mannaggia Fulvio!!![SM=g8355]
IlTimone
00Monday, September 17, 2007 3:22 PM
Nessun commento??? Dove sono andati a finire i membri dell'associazione??? [SM=g8159]
SetteOttobre
00Monday, September 17, 2007 4:39 PM
VERGOGNA!!!!!Ho letto anche altri articoli....tutti contro il Santo Padre:che tristezza!!!!! [SM=g8161] [SM=g8161] [SM=g8161]
Bene
00Monday, September 17, 2007 4:57 PM
già...che delusione!!! [SM=g8334] [SM=g8334]
SetteOttobre
00Monday, September 17, 2007 5:04 PM
Cari amici vi segnalo l’articolo comparso su “Il

Giornale” del 16 settembre!


La messa in latino, ritorno al sacro contro i sacerdoti del finto progresso

di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro


Se qualcuno pensa che i cattolici affezionati alla messa di San Pio V, quella in latino, siano un plotoncino sparuto di generali in pensione e di duchesse svanite faccia un esperimento. Vada sul web: si troverà al cospetto di giovanotti in grado di maneggiare il computer come pochi, pieni di energie, con lo sguardo rivolto al futuro. Gente che ama la tradizione, ma che vive con i piedi piantati nel presente. E che proprio per questo ha già fiutato il clima vagamente censorio che si respira in molte parrocchie italiane in questi giorni.
È entrato in vigore il motu proprio con cui Papa Benedetto XVI liberalizza la messa di san Pio V, ma una fetta dell’episcopato italiano si appresta a mettere la sordina al documento. Il caso della diocesi di Milano, opportunamente sollevato dal Giornale, ne è l’esempio più vistoso: siamo ambrosiani - hanno fatto sapere dalla curia - dunque niente Messa di San Pio V. Un cavillo che ha il solo scopo di disattendere il documento del Papa. Del resto, quanti vescovi hanno parlato pubblicamente e liberamente di ciò che sta avvenendo? Quanti parroci? Uno solo, che ci risulti, si è assunto questa responsabilità apertamente, applicando subito il motu proprio e ha riempito la chiesa di fedeli, suscitando la reazione dell’apparato di curia.
Anche questo un caso che ha sollevato Il Giornale. Un giornale laico. Come laica è La Stampa, sulla quale Massimo Gramellini, all’indomani della pubblicazione del motu proprio mise nero su bianco il seguente ragionamento: era ora che si suonasse nuovamente la campana del senso del sacro. Era ora di finirla con quei sacerdoti in jeans e chitarra che pensavano di essere più vicini ai loro fedeli e, invece, erano solo più lontani dal Cielo.
Laico Il Giornale, laica La Stampa: forse vorrà dire qualche cosa. Vuol dire che un atto come quello di Benedetto XVI non può essere letto con il paraocchi. E tanto meno con il paraocchi del cosiddetto spirito del Concilio Vaticano II che ha permeato la quasi totalità del mondo cattolico. Per un certo tipo umano da sagrestia, tutto deve essere letto in funzione del Vaticano II, e ciò che non rientra in quei canoni va silenziato. Siccome negli ambienti progressisti cattolici è stato stabilito che il motu proprio del Papa non è conforme allo spirito del Concilio, ecco pagato il Pontefice con la stessa moneta usata per l’ultimo dei reazionari.
Intanto il popolo non capisce come mai, pur in presenza di un atto del successore di Pietro, preti, arcipreti e vescovi dicano pubblicamente che non è cambiato niente, che si continua come prima. Non capisce come mai ci si permetta di non obbedire al Papa. Non capisce come mai sacerdoti e fedeli che manifestano interesse per la liturgia tradizionale vengano messi al bando e perseguitati: avete capito bene, perseguitati. Ci sono giovani che sono costretti ad abbandonare il seminario della propria diocesi per aver manifestato simpatie per l’antico rito.
Purtroppo, c’è un’evidente scollatura fra la gente comune, i fedeli, e un gruppo limitato, ma potente di intellettuali che hanno preso in mano le redini di non poche diocesi e facoltà teologiche. Sono quegli stessi che chiamano la Chiesa «popolo di Dio» ma sotto sotto considerano la gente solo una massa incolta lontana anni luce dalla famosa «fede adulta». Ma questo popolo, in realtà è formato da cattolici ordinari che per anni hanno subìto, mugugnando, tutti gli orrori liturgici perpetrati in nome di un’ideologia ecclesiale che ha avuto le caratteristiche di una vera e propria rivoluzione culturale. Nella quale, la degenerazione liturgica è preceduta, accompagnata e seguita da un errore dottrinale. Molti pastori e intellettuali non riescono o non vogliono capirlo. E vengono scavalcati da questo Papa teologo nel rapporto con il popolo. Mentre loro si attardano in sacrestia a capire chi si gioverà della ricaduta ecclesiologica del motu proprio, Benetto XVI è già in chiesa a parlare con il suo gregge. E più parla chiaro, più il suo gregge lo comprende e lo ama. Come quando discute dei principi non negoziabili. Che cosa vogliono dire le sue prese di posizione sulle questioni etiche se non un non negoziabile «Basta»?
Lo stesso accade per la riconsegna della piena cittadinanza nella Chiesa a una liturgia millenaria come quella della messa tradizionale. In questo caso, Papa Benedetto ha preso una posizione anche più forte. Ha scoperto un nervo che molti cattolici avrebbero preferito lasciare sottopelle: ha detto che un’intelligente fedeltà alla propria storia è più forte e più cattolica dell’infatuazione per un concetto utopistico di progresso. Ha detto che la tradizione è connaturale al cattolicesimo mentre l’ideologia è il suo esatto contrario.



Bene
00Wednesday, September 19, 2007 4:39 PM
Bellissimo articolo!!! ...capito o no? BASTA CON QUESTA PERSECUZIONE AGLI AMANTI DEL MESSALE DI S. PIO V !!!   [SM=g8071]


SetteOttobre
00Wednesday, September 19, 2007 4:46 PM
Ecco... appunto!NOI STIAMO CON IL SANTO PADRE!
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