00 11/27/2007 12:08 PM



Prima che Gallo canti tre volte


di Baronio

CITTA’ DEL VATICANO - Capita raramente, alle persone perbene, di perdere tempo guardando certi programmi televisivi: lo sconsigliano la sensibilità religiosa, il buon gusto e l’educazione. Ma talvolta, quando lo zapping ci porta casualmente a scorrere i canali, accade che ci si soffermi ad osservare con sconcerto le performance di alcuni personaggi mediatici, giusto per capire sino a che punto di bassezza morale possono arrivare. È il caso di don Andrea Gallo (nella foto), che nella puntata di Crozza Italia andata in onda su La7 domenica 25 Novembre, ha dato prova della propria inqualificabile inciviltà. Lo stavano intervistando a proposito della diffusione dell’AIDS, nella certezza che egli – avvalendosi dell’autorità che usurpa in nome del suo sacerdozio – anziché proporre la dottrina della Chiesa potesse appoggiare le tesi opposte. E così è stato: non solo don Gallo ha sostenuto con forza la necessità di ricorrere all’uso del preservativo nei rapporti sessuali, giustificato dalla debolezza della carne e dalla semplice constatazione delle abitudini promiscue dei giovani; ma si è addirittura permesso di oltraggiare l’Episcopato, con una battuta greve e volgare indegna di uno scaricatore. Quando Crozza – la cui irriverenza verso la Chiesa è ben nota – ha provocatoriamente chiesto a don Gallo cosa avrebbe voluto dire ai suoi Superiori, il sacerdote ha risposto: «Diremo ai nostri Vescovi che, se vanno a puttane, usino il preservativo», ricordando di aver già rivolto analogo invito nel corso di un altro programma condotto da Serena Dandini. A commento di questo intervento, che giunge ad usurpar le infami voci al vulgo – citando Parini – affiorano spontanei coloriti epiteti, che decenza ci trattiene dal proferire e vieppiù dallo scrivere. Ma ci si chiede a quali bassezze dovrà scendere un ecclesiastico, per meritare un’esemplare punizione dai suoi Superiori, ai quali egli ostinatamente disobbedisce e che osa addirittura insultare, dando prova di insubordinazione verso i Pastori e di indegnità per l’abito che porta, o che quantomeno dovrebbe portare. Si consideri che lo scandalo che questo sacerdote arreca ai fedeli è tanto più forte, quanto più si lascia credere che ciò che egli afferma sia accettato o anche solo sopportato dalla Gerarchia. E torna alla memoria una disposizione della CEI che imponeva ai chierici di chiedere autorizzazione ai Superiori prima di accettare un invito ad una trasmissione televisiva: disposizione mai ottemperata, come molte altre, ivi compresa quella che obbliga all’uso dell’abito ecclesiastico. Se don Gallo ci tiene tanto a farsi apostolo del pansessualismo di sinistra e a partecipare a programmi anticattolici, che si accomodi: ma lo si riduca allo stato laicale e gli si insegni a guadagnarsi onestamente il pane, anziché beneficiare della prebenda di quella Chiesa ch’egli tradisce ed offende. D’altra parte, non sembra che ne soffrirà parecchio: degli anticlericali ha già il linguaggio, le idee e l’aspetto.



Maria auxilium cristianorum, ora pro nobis