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LA CONVERSIONE DI MAGDI CRISTIANO ALLAM

Last Update: 3/30/2008 11:37 PM
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3/30/2008 11:37 PM
 
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COME E PERCHE’ IL CORRIERE DELLA SERA HA “CENSURATO” MAGDI ALLAM…
29.03.2008

Perché il Corriere della sera ha “censurato” Magdi Allam? Dico “censurato” con le virgolette perché si tratta “solo” di un taglio (circa un terzo) del suo articolo. Tuttavia stupisce scoprire che quella “lettera aperta al Direttore” sul suo battesimo amministrato dal Papa (un fatto che sta facendo il giro del mondo e sta suscitando un vespaio di polemiche), domenica scorsa non è stata pubblicata “nella sua versione integrale”, ma “solo parzialmente”, come lo stesso Allam segnala nel suo sito.
Francamente sembra una gaffe storica, un incidente memorabile. Oltretutto la parte “omessa” è molto significativa (come vedremo) e avrebbe colorato diversamente l’evento. Cosa ha motivato la scelta del Corriere? Diranno che è stata solo una decisione tecnica, per la lunghezza dell’articolo. Ma è poco credibile perché normalmente sul Corriere escono articoli – assai meno importanti – di maggiore lunghezza. Faccio un esempio. L’articolo di Allam è lungo 7.800 battute. Se fosse stato pubblicato integrale sarebbe arrivato a 11.697.

Troppo? No. Proprio il 23 marzo, lo stesso giorno in cui non si è trovato lo spazio per pubblicare integralmente le 11 mila battute dell’eccezionale documento di Allam, il Corriere dedicava due intere pagine a un articolo di Alessandro Perissinotto su un delitto del 1958 per complessive 13.117 battute. Sinceramente non sembra che quel delitto (un uomo accoltellato nella bottega di un calzolaio) sia di grande attualità (è successo 50 anni fa) e sia oggi sulla bocca di tutti. Il caso non sta facendo il giro del mondo. Eppure ha avuto due pagine.

Nel filone delitti e misteri d’altronde il Corriere dedica abitualmente questo spazio a ciascun giallo (e sarebbe da studiare il motivo di questo dilagare della cronaca nera, anche in tv). Ricordo ancora due intere pagine riempite, il 22 dicembre scorso, da un articolo di Alessandro Piperno sul delitto di Perugia (in tutto 13.374 battute). Il pezzo non era precisamente di quelli che finiranno in un’antologia letteraria (per non dire delle ripetute paginate dedicate dal Corriere al volumetto di Sergio Luzzatto contro padre Pio).

Insomma, evocare l’eccessiva lunghezza per motivare il taglio dell’articolo del vicedirettore obiettivamente non è credibile. Anche perché la parte “omessa” è significativa e senza di essa la vicenda del giornalista assume un taglio diverso, che si presta a letture troppo politiche. Peraltro è curioso che il Corriere abbia chiamato due suoi editorialisti, Claudio Magris e Vittorio Messori (entrambi un po’ critici su quell’articolo di Allam), a commentare un testo uscito “parzialmente scremato”.

Ma cosa dice dunque la parte “censurata” dell’articolo reperibile sul sito del giornalista? E’ quella più personale e religiosa: senza di essa l’articolo ha accentuato l’aspetto politico e polemico. In quel brano oltretutto l’autore fa capire che la sua conversione non è avvenuta tanto (o soltanto) dall’islam al cattolicesimo, ma anche (e forse soprattutto) dall’ateismo occidentalizzante al cristianesimo.

Magdi racconta che la madre Safeya, musulmana praticante, “per il primo della serie di ‘casi’ che si riveleranno essere tutt’altro che fortuiti bensì parte integrante di un destino divino a cui tutti noi siamo assegnati – mi affidò (a quattro anni) alle cure amorevoli di suor Lavinia dell’Ordine dei Comboniani” (le religiose italiane erano presenti al Cairo con la loro opera).

Più avanti Magdi frequenta il collegio dei salesiani “che mi ha complessivamente trasmesso non solo la scienza del sapere ma soprattutto la coscienza dei valori”. Lì respira una mentalità per cui “la persona creata a immagine e somiglianza di Dio è chiamata a svolgere una missione che s’inserisce nel quadro di un disegno universale ed eterno volto alla risurrezione interiore dei singoli su questa terra e dell’insieme dell’umanità nel Giorno del Giudizio, che si fonda nella fede in Dio e nel primato dei valori, che si basa sul senso della responsabilità individuale e sul senso del dovere nei confronti della collettività”.

E’ grazie a questa “educazione cristiana” e a questa amicizia con dei religiosi cattolici “che io ho sempre ricercato la certezza della verità nei valori assoluti e universali”. Negli anni Sessanta sua madre lo avvicina all’Islam “che ho periodicamente praticato sul piano cultuale e a cui ho creduto sul piano spirituale secondo un’interpretazione che all’epoca corrispondeva sommariamente a una fede rispettosa della persona e tollerante nei confronti del prossimo”. Era l’Egitto di Nasser “dove prevaleva il principio laico della separazione della sfera religiosa da quella secolare”.

Infatti “del tutto laico era mio padre Mahmoud al pari di una maggioranza di egiziani che avevano l’Occidente come modello sul piano della libertà individuale, del costume sociale e delle mode culturali ed artistiche, anche se purtroppo il totalitarismo politico di Nasser e l’ideologia bellicosa del panarabismo che mirò all’eliminazione fisica di Israele portarono alla catastrofe l’Egitto e spianarono la strada alla riesumazione del panislamismo, all’ascesa al potere degli estremisti islamici e all’esplosione del terrorismo islamico globalizzato”.

Ma Magdi ricorda che gli anni passati fra i religiosi cattolici gli avevano fatto conoscere da vicino la Chiesa e sentire il fascino di Cristo: “Già da allora leggevo la Bibbia e i Vangeli ed ero particolarmente affascinato dalla figura umana e divina di Gesù. Ho avuto modo di assistere alla santa messa ed è anche capitato che, una sola volta, mi avvicinai all’altare e ricevetti la comunione. Fu un gesto che evidentemente segnalava la mia attrazione per il cristianesimo e la mia voglia di sentirmi parte della comunità religiosa cattolica”.

Ed ecco l’ultima confessione: “Successivamente, al mio arrivo in Italia all’inizio degli anni Settanta tra i fumi delle rivolte studentesche e le difficoltà all’integrazione, ho vissuto la stagione dell’ateismo sventolato come fede, che tuttavia si fondava anch’esso sul primato dei valori assoluti e universali. Non sono mai stato indifferente alla presenza di Dio anche se solo ora sento che il Dio dell’Amore, della Fede e della Ragione si concilia pienamente con il patrimonio di valori che si radicano in me”.

Questa pagina fa capire assai meglio il cammino di Magdi, che non è quello di un musulmano praticante, d’improvviso folgorato, che rinnega la precedente fede. E’ piuttosto la storia di un uomo del nostro tempo, che nella sua giovinezza ha vissuto forse più dentro le ideologie laiche occidentali, che non dentro l’arcaico mondo islamico. E poi ha scoperto Gesù.

Perché questo racconto è stato tagliato? E chi può “tagliare” in un giornale l’articolo di un vicedirettore? Forse questa pagina è stata ritenuta meno interessante perché non è politica, mentre resiste tuttora la mentalità sessantottina per cui “tutto è politica” e in fondo “la politica è tutto”. La religione interessa solo in quanto ha risvolti o ricadute politiche. Ma forse la vera notizia – più e prima dello scontro con l’Islam – è proprio questa capacità di attrazione di Gesù Cristo che anche oggi si manifesta pure con episodi clamorosi. Qualche mese fa c’è stata la conversione di Tony Blair. Nei giorni scorsi si è saputo che Mikhail Gorbacev è stato “sorpreso” mentre, nella Basilica di San Fracesco, ad Assisi, stava pregando intensamente con la figlia.

Certo se l’ultimo segretario del Pcus si fosse convertito quando era ancora al potere la notizia sarebbe stata esplosiva, ma il fatto in sé non resta stupefacente? E’ solo la punta dell’iceberg. Nonostante i limiti del mondo cattolico e un ceto ecclesiastico spesso scalcagnato, Cristo continua ad attrarre. Forse questo suo potere presente è più interessante da indagare – anche per i giornalisti laici – di quello dei politici. Forse è Lui la vera notizia?

Antonio Socci

Da “Libero” 27 marzo 2008


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