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LA CONVERSIONE DI MAGDI CRISTIANO ALLAM

Last Update: 3/30/2008 11:37 PM
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3/26/2008 12:55 PM
 
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La mia scelta


«Approdo di un lungo cammino
Decisivo l’incontro con il Papa»


Magdi Allam

Corriere della sera, 23 marzo 2008



Caro Direttore, ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: «Cristiano».


Da ieri dunque mi chiamo «Magdi Cristiano Allam». Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il rispetto del «prossimo » che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.


Il punto d’approdo
La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come «nemico dell’islam», «ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare l’islam», «bugiardo e diffamatore dell’islam », legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un «islam moderato », assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.


Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.


La scelta e le minacce
Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.


Basta con la violenza
Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei «casi» che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava «Le nuove catacombe degli islamici convertiti». Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.




Maria auxilium cristianorum, ora pro nobis

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3/26/2008 5:25 PM
 
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com'è che nessuno dice la sua?
io dico solo che è un'anima salva in più, e ha fatto la sua scelta libera anche a costo di metter in pericolo ancor più la sua vita.
Speriamo che altri vengano illuminati da Cristo come lui
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3/26/2008 7:24 PM
 
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Magdi Cristiano Allam... che il Signore sia sempre con te! [SM=g8090] [SM=g8090] [SM=g8090]
Benvenuto nel Corpo mistico di Cristo!!! [SM=g8149] [SM=g8149] [SM=g8149] [SM=g8149] [SM=g8149]

--------------- M I R ---------------
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3/30/2008 11:37 PM
 
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COME E PERCHE’ IL CORRIERE DELLA SERA HA “CENSURATO” MAGDI ALLAM…
29.03.2008

Perché il Corriere della sera ha “censurato” Magdi Allam? Dico “censurato” con le virgolette perché si tratta “solo” di un taglio (circa un terzo) del suo articolo. Tuttavia stupisce scoprire che quella “lettera aperta al Direttore” sul suo battesimo amministrato dal Papa (un fatto che sta facendo il giro del mondo e sta suscitando un vespaio di polemiche), domenica scorsa non è stata pubblicata “nella sua versione integrale”, ma “solo parzialmente”, come lo stesso Allam segnala nel suo sito.
Francamente sembra una gaffe storica, un incidente memorabile. Oltretutto la parte “omessa” è molto significativa (come vedremo) e avrebbe colorato diversamente l’evento. Cosa ha motivato la scelta del Corriere? Diranno che è stata solo una decisione tecnica, per la lunghezza dell’articolo. Ma è poco credibile perché normalmente sul Corriere escono articoli – assai meno importanti – di maggiore lunghezza. Faccio un esempio. L’articolo di Allam è lungo 7.800 battute. Se fosse stato pubblicato integrale sarebbe arrivato a 11.697.

Troppo? No. Proprio il 23 marzo, lo stesso giorno in cui non si è trovato lo spazio per pubblicare integralmente le 11 mila battute dell’eccezionale documento di Allam, il Corriere dedicava due intere pagine a un articolo di Alessandro Perissinotto su un delitto del 1958 per complessive 13.117 battute. Sinceramente non sembra che quel delitto (un uomo accoltellato nella bottega di un calzolaio) sia di grande attualità (è successo 50 anni fa) e sia oggi sulla bocca di tutti. Il caso non sta facendo il giro del mondo. Eppure ha avuto due pagine.

Nel filone delitti e misteri d’altronde il Corriere dedica abitualmente questo spazio a ciascun giallo (e sarebbe da studiare il motivo di questo dilagare della cronaca nera, anche in tv). Ricordo ancora due intere pagine riempite, il 22 dicembre scorso, da un articolo di Alessandro Piperno sul delitto di Perugia (in tutto 13.374 battute). Il pezzo non era precisamente di quelli che finiranno in un’antologia letteraria (per non dire delle ripetute paginate dedicate dal Corriere al volumetto di Sergio Luzzatto contro padre Pio).

Insomma, evocare l’eccessiva lunghezza per motivare il taglio dell’articolo del vicedirettore obiettivamente non è credibile. Anche perché la parte “omessa” è significativa e senza di essa la vicenda del giornalista assume un taglio diverso, che si presta a letture troppo politiche. Peraltro è curioso che il Corriere abbia chiamato due suoi editorialisti, Claudio Magris e Vittorio Messori (entrambi un po’ critici su quell’articolo di Allam), a commentare un testo uscito “parzialmente scremato”.

Ma cosa dice dunque la parte “censurata” dell’articolo reperibile sul sito del giornalista? E’ quella più personale e religiosa: senza di essa l’articolo ha accentuato l’aspetto politico e polemico. In quel brano oltretutto l’autore fa capire che la sua conversione non è avvenuta tanto (o soltanto) dall’islam al cattolicesimo, ma anche (e forse soprattutto) dall’ateismo occidentalizzante al cristianesimo.

Magdi racconta che la madre Safeya, musulmana praticante, “per il primo della serie di ‘casi’ che si riveleranno essere tutt’altro che fortuiti bensì parte integrante di un destino divino a cui tutti noi siamo assegnati – mi affidò (a quattro anni) alle cure amorevoli di suor Lavinia dell’Ordine dei Comboniani” (le religiose italiane erano presenti al Cairo con la loro opera).

Più avanti Magdi frequenta il collegio dei salesiani “che mi ha complessivamente trasmesso non solo la scienza del sapere ma soprattutto la coscienza dei valori”. Lì respira una mentalità per cui “la persona creata a immagine e somiglianza di Dio è chiamata a svolgere una missione che s’inserisce nel quadro di un disegno universale ed eterno volto alla risurrezione interiore dei singoli su questa terra e dell’insieme dell’umanità nel Giorno del Giudizio, che si fonda nella fede in Dio e nel primato dei valori, che si basa sul senso della responsabilità individuale e sul senso del dovere nei confronti della collettività”.

E’ grazie a questa “educazione cristiana” e a questa amicizia con dei religiosi cattolici “che io ho sempre ricercato la certezza della verità nei valori assoluti e universali”. Negli anni Sessanta sua madre lo avvicina all’Islam “che ho periodicamente praticato sul piano cultuale e a cui ho creduto sul piano spirituale secondo un’interpretazione che all’epoca corrispondeva sommariamente a una fede rispettosa della persona e tollerante nei confronti del prossimo”. Era l’Egitto di Nasser “dove prevaleva il principio laico della separazione della sfera religiosa da quella secolare”.

Infatti “del tutto laico era mio padre Mahmoud al pari di una maggioranza di egiziani che avevano l’Occidente come modello sul piano della libertà individuale, del costume sociale e delle mode culturali ed artistiche, anche se purtroppo il totalitarismo politico di Nasser e l’ideologia bellicosa del panarabismo che mirò all’eliminazione fisica di Israele portarono alla catastrofe l’Egitto e spianarono la strada alla riesumazione del panislamismo, all’ascesa al potere degli estremisti islamici e all’esplosione del terrorismo islamico globalizzato”.

Ma Magdi ricorda che gli anni passati fra i religiosi cattolici gli avevano fatto conoscere da vicino la Chiesa e sentire il fascino di Cristo: “Già da allora leggevo la Bibbia e i Vangeli ed ero particolarmente affascinato dalla figura umana e divina di Gesù. Ho avuto modo di assistere alla santa messa ed è anche capitato che, una sola volta, mi avvicinai all’altare e ricevetti la comunione. Fu un gesto che evidentemente segnalava la mia attrazione per il cristianesimo e la mia voglia di sentirmi parte della comunità religiosa cattolica”.

Ed ecco l’ultima confessione: “Successivamente, al mio arrivo in Italia all’inizio degli anni Settanta tra i fumi delle rivolte studentesche e le difficoltà all’integrazione, ho vissuto la stagione dell’ateismo sventolato come fede, che tuttavia si fondava anch’esso sul primato dei valori assoluti e universali. Non sono mai stato indifferente alla presenza di Dio anche se solo ora sento che il Dio dell’Amore, della Fede e della Ragione si concilia pienamente con il patrimonio di valori che si radicano in me”.

Questa pagina fa capire assai meglio il cammino di Magdi, che non è quello di un musulmano praticante, d’improvviso folgorato, che rinnega la precedente fede. E’ piuttosto la storia di un uomo del nostro tempo, che nella sua giovinezza ha vissuto forse più dentro le ideologie laiche occidentali, che non dentro l’arcaico mondo islamico. E poi ha scoperto Gesù.

Perché questo racconto è stato tagliato? E chi può “tagliare” in un giornale l’articolo di un vicedirettore? Forse questa pagina è stata ritenuta meno interessante perché non è politica, mentre resiste tuttora la mentalità sessantottina per cui “tutto è politica” e in fondo “la politica è tutto”. La religione interessa solo in quanto ha risvolti o ricadute politiche. Ma forse la vera notizia – più e prima dello scontro con l’Islam – è proprio questa capacità di attrazione di Gesù Cristo che anche oggi si manifesta pure con episodi clamorosi. Qualche mese fa c’è stata la conversione di Tony Blair. Nei giorni scorsi si è saputo che Mikhail Gorbacev è stato “sorpreso” mentre, nella Basilica di San Fracesco, ad Assisi, stava pregando intensamente con la figlia.

Certo se l’ultimo segretario del Pcus si fosse convertito quando era ancora al potere la notizia sarebbe stata esplosiva, ma il fatto in sé non resta stupefacente? E’ solo la punta dell’iceberg. Nonostante i limiti del mondo cattolico e un ceto ecclesiastico spesso scalcagnato, Cristo continua ad attrarre. Forse questo suo potere presente è più interessante da indagare – anche per i giornalisti laici – di quello dei politici. Forse è Lui la vera notizia?

Antonio Socci

Da “Libero” 27 marzo 2008


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